polizzi geraci

Il senso complessivo delle “politiche “ e delle “amministrative” svoltesi nel territorio madonita nel 1895 risiedeva nel primo affacciarsi delle forze politiche di sinistra sulla scena elettorale .

Nel 1895, a Polizzi vinse le amministrative il partito che aveva la propria indiscussa leadership in esponenti del mondo baronale. La locale borghesia si presentava in gran parte prona ai “desiderata” di quest’ultimo. In effetti, vinse la fazione della tristemente famosa famiglia Carpinello (si ricordino gli eccidi “patriottici” da questa ispirati nel 1848 e nel 1860) ad altri influenti baroni del paese (Rampolla e Signorino) . Si diede così vita ad un’amministrazione clerico-moderata proprio sul modello di quanto avveniva nel resto d’Italia. La fazione vincente, in gran parte darà il proprio autorevole contributo a nuove soluzioni politiche che avrebbero aperta la strada all’affermazione dei cattolici fino a fondare nel 1919 una sezione locale del partito sturziano (Ppi). Elementi della mafia locale ne erano parte integrante. Una componente democratico-progressista anticrispina era pure presente a Polizzi ed aveva espresso anni prima un proprio sindaco. Era una componente che si sarebbe evoluta in senso socialista. Si tratta del gruppo clientelare della famiglia Trapani, che sarebbe ritornata diversi anni dopo a dominare il Comune.
A Geraci Siculo alle comunali avrebbe vinto il gruppo clientelare e trasformistico comandato da alcune facoltose famiglie borghesi che affondavano le proprie radici economico-sociali nel possesso terriero, nell’allevamento, e nella coltura della manna . Si trattava dei professionisti Sciaino e Silvestri. Erano famiglie che esprimevano fior di farmacisti, ingegneri, avvocati. Il loro potere si fondava in gran parte sul controllo clientelare della macchina comunale. Si trattava di un’articolazione politica del ceto dei nuovi notabili che stava via via prendendo corpo e fiducia nei propri mezzi (ancora insufficienti però alla creazione di un’autonoma linea politica). Gli Sciaino successivamente le loro risorse clientelari verso il partito radicale che in quel paese (ma anche in altri) assunse una fisionomia, riguardo al suo gruppo dirigente, prevalentemente borghese. Radicalismo verso cui si sarebbe diretti i liberali Mocciaro che alla metà degli anni Novanta avrebbero pagato la loro ambiguità politica. Infatti, le coperture prefettizie e governative che ne proteggevano i traffici e le “relazioni pericolose” con la mafia sarebbero saltate sulla questione delle lotte per la terra. Il sindaco Santo Mocciaro venne infatti arrestato. Intanto però la sua famiglia incassava un importante successo elettorale, poiché insieme al barone Li Destri andarono nel 1895 ad alimentare la falange liberale in seno al Consiglio provinciale. Questa costituiva da sola lo spettro delle forze politiche presenti in Consiglio provinciale di Palermo. Riguardo ai rapporti di forza politici in seno alle amministrazioni locali possiamo ricordare un dato generale.In base ad una stima generale delle autorità prefettizie delle presenze partitiche in seno ai consigli comunali dei due collegi madoniti, su un totale di 300 consiglieri, il 25,6% era composto da clericali. I liberali (progressisti e moderati ) costituivano il 70,4%. Minuscola ma comunque significativa, nonostante le repressioni subite, era la presenza consiliare delle forze dell’Estrema Sinistra (4%).. Si noterà la stretta corrispondenza tra voto amministrativo e quello politico. La relativamente maggiore percentuale dei socialisti rispetto alle politiche (+ 0,7%) si spiega con la maggiore ampiezza del corpo elettorale amministrativo rispetto a quello politico. Comunque persistevano delle difficoltà di classificazione politico-ideologica, puntualmente sottolineate, stavolta, dal sottoprefetto di Corleone: <<trattandosi essere maggior parte consiglieri contadini rozzi ed ignoranti la classificazione presenta serie difficoltà perché gli stessi classificando non saprebbero, se interpellati, rispondere a quale gradazione politica appartengano[…]>> . L’ingresso di forze popolari (piccolo borghesi e del mondo contadino agiato) era un fenomeno che aveva interessato maggiormente i consigli comunali dei centri madoniti più piccoli e dalla più semplice struttura sociale (Bompietro, Alimena) . Sezioni delle èlites locali cercarono, con successo, di guidarlo in chiave moderata. Negli altri circondari ci fu una consistente affermazione radicale e socialista nei paesi della “cintura” orientale del capoluogo siciliano. Si trattava dell’onda lunga delle clientele palermitane che si propagava nei vicini paesi della provincia. In particolare nel misilmerese e nel bagherese si registrò una buona affermazione di socialisti e radicali (rispettivamente 23% e 33%). I successi palermitani dei socialisti, si pensi all’exploit di Bosco e di De Felice nei collegi cittadini, erano stati in grado di far sentire i loro benefici effetti sul fronte socialista e democratico-radicale dei dintorni, in paricolare quello di Bagheria. In quella cittadina a poca distanza di Palermo quasi il 50% del consiglio comunale era in mano alla sinistra,. Una sinistra che fondava le sue fortune su un tessuto semiurbano dotato di una certa vivacità e collegato all’economia delle colture specializzate. Un ambito economico controllato dalla mafia che avrebbe innervato e dato linfa anche al socialismo della zona. L’onda lunga palermitana da lì a poco si sarebbe propagata sulle Madonie, dove però, il blocco conservatore riusciva ancora ad esercitare un efficace controllo sulle istanze popolari.
Il senso complessivo delle “politiche “ e delle “amministrative” svoltesi nel territorio madonita nel 1895 risiedeva, al cospetto di un predominante blocco conservatore clerico-moderato, nel primo affacciarsi, modesto ma in un certo senso significativo, delle forze politiche di sinistra sulla scena elettorale . Venivano così poste le basi per la fugace affermazione del popolarismo nel collegio di Petralia Sottana.

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