istruirsi sulle madonie nel seicento

Nonostante ricevere una alta istruzione era costoso, nelle Madonie era in molti ad avere acquisito un più alto sapere ed alcuni avevano raggiunto una certa notorietà.

Ricevere un'istruzione di più alto grado - con prospettiva di addottrinarsi in filosofia e lettere, ovvero in diritto, medicina, fisica, chirurgia - era per i laici cosa da gran denari. Bisognava infatti recarsi, e sostenersi, in lontane città: a Messina, ove nel 1569 s'era aperta una università degli studi per la tenace opera di Giovanni Ventimiglia marchese di Geraci, oppure a Catania, sede di ancora più antica università.

A Palermo, più vicina alle #Madonie o almeno a certa loro parte, il Senato aveva voluto, nella seconda metà del secolo XVI, istituirne una appoggiandola ai Gesuiti, ma la gelosia di Catania e Messina, e contrasti interni allo stesso ambiente ecclesiastico, avevano ostacolato il proposito; c'era, comunque, il Collegio degli stessi Gesuiti, istituzione in grado di fornire un'istruzione di buon livello in filosofia e teologia, ma non abilitata a rilasciare titoli per l'esercizio delle professioni, onde, pertinentemente, nella rivoluzione del 1647, capeggiata dal polizzano Giuseppe D'Alessi, si espose il bisogno di "aprire studi pubblici di tutte le professioni in loco ben visto alla Città, con lettori che si dovevano eligere dalla Città".

Nelle Madonie comunque - dove, fra aristocratici e borghesi, i ricchi non mancavano - molti c'erano che avevano acquisito questo più alto sapere, ed alcuni erano addirittura pervenuti a notorietà, come il medico Giacinto Trabona da Polizzi (1593-1665); l'altro medico Giuseppe Faulisi, da Petralia Soprana (1630-1669); Baldassare Abruzzi (1601-1665), castelbuonese, giudice baronale dello Stato di Geraci, operante anche a Roma, autore di nume¬rose opere in utroque jure; Giacomo Amato da Collesano (f. 1612), giureconsulto oltre che "poeta non volgare"; Giovanni Rustico, anch'egli da Collesano (f. 1670), medico e botanico di valore.

Culture letterarie solo per i notabili

Molti notabili inoltre, e spesso di gran casato, manifestarono consistenti culture letterarie, come i La Farina, baroni di Aspromonte e marchesi delle Madonie: oltre a Martino - già da noi citato per la sua scelta religiosa, ma anche grecista, ebraista ed arabista - si distinsero Luigi (1597-1664), accademico dei Riaccesi a Palermo, nonché letterato e poeta, Sebastiano (m. 1636), consultore del Santo Ufficio, e suo fratello Vincenzo (m. 1628), oratore, poeta e storico. Ma specialmente vanno ricordati i #Ventimiglia, dei quali Gaspare (fl. 1580). Berlinghiero (m. 1639) e Giovanni (m. 1665), furono tutti e tre versati nelle lettere e nella storia. Questa gran famiglia, del resto, percepiva anche il valore della scienza: illustre si rese Carlo Maria (1576-1662) che, oltre ad essere anch'egli un letterato, coltivò matematica e geometria e ne fece applicazione nella descrizione e misurazioni geografiche, né va dimenticato che i Ventimiglia avevano in precedenza protetto Francesco Maurolico, sistemandolo a Castelbuono in modo che, con le rendite di S. Maria del Parto, egli potesse quietamente attendere alle osservazioni astronomiche per le quali a Pollina gli avevano accomodato una specola.
La letteratura aveva locale applicazione anche nel genere teatrale, che infatti attirava il polizzano (o castelbuonese?) Vincenzo Errante (fl. 1603), autore di "Inganni d'amore" (1601); e del resto si sa che rappresentazioni teatrali organizzavano i Ventimiglia a Castelbuono, non disdegnando per altro, qualcuno di loro, di partecipare allo spettacolo come attore (sembra che un Ventimiglia riuscisse con successo nella parte di Pulcinella!).

 

Tratto dal libro di Salvatore Mazzarella – UOMINI E COSE DELLE MADONIE

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