luciano inguaggiato sassofoni

Il sassofono è una parte di se stesso, la musica è linfa per la sua vita. Luciano Inguaggiato oltre ad essere musicista e professore di musica alla scuola media di Gangi è anche collezionista di saxofoni. Gli strumenti della sua collezione vanno dalla prima metà del 1800 ai giorni nostri.

Amante dei piaceri della vita la sua filosofia è racchiusa nel suo motto: “Oltre i saxofoni, preferibilmente vintage, mi piacciono due cose: la prima è mangiare bene.”  La seconda la lasciamo alla fantasia di chi lo conosce.

Lo abbiamo intervistato per scoprire le sue passioni e la sua “DeLuxe Saxophone Museum”

Cosa rappresenta per te il sax

luciano inguaggiatoIo sono un musicista, un saxofonista, un collezionista di sassofoni d’epoca, in realtà sono soltanto uno che si esprime con uno strumento a forma di “Pipa di nichel” come diceva Jean Cocteau, ma racconto sempre me stesso. Trovai a 12 anni una valigetta nera nel garage, la aprii e fui subito affascinato dalla sua forma, da quei tasti e da quel luccichio del nichel, provai a suonarlo di nascosto dai miei, come se fosse stato vietato, ma i vicini di casa molto presto gli raccontarono che suonavo tra fischi e suoni orribili. E’ l’unico strumento che forse ho imparato a suonare, l’unico con il quale ho tentato di raccontare storie, oltre il flauto dolce e il pianoforte, ma questi solo per esigenze culturali e didattiche. Da allora non mi sono mai staccato da questo strumento, diventando una vera passione, un’indiscutibile esigenza dell’anima, una necessità giornaliera a prescindere da tutto. Le prime esperienze, fondamentali per ogni strumentista a fiato, nella banda di Gangi dove il “Maestro” Mario Paternò mi insegnò a leggere e suonare. Poi i primi ascolti, consigliati da amici molto più grandi, di Jazz e Jazz-Rock. Sembrerebbe strano, ma a 14 anni ascoltavo i Perigeo, gli Area, Miles Davis in tutte le salse, Sonny Rollins, David Sanborn, Stan Getz e Michael Becker con gli Steps Ahead. In quegli anni i primi gruppi rock e pop, le prime esperienze con il liscio, ma sempre legato al mio saxofono, direi, mai lasciato un secondo. Quando scoprii il saxofono classico fu tutta un’altra cosa; in tv c’era Federico Mondelci e rimasi scioccato da un modo di suonare totalmente diverso da ciò che avevo ascoltato sino ad allora, aspettai di finire le scuole superiori che definisco “Le mie prigioni” per iscrivermi al Conservatorio di Musica a Palermo dove si era aperta da due anni la classe di sassofono e dove ho avuto la fortuna di studiare con uno dei fondatori della Scuola Italiana, il grandissimo Maestro Ugo Fusco. Ancora non Diplomato il Maestro Norino Buogo mi scelse per il suo ensemble, superai anche l’audizione per la Big Band del Teatro Massimo di Palermo e seguirono, dopo il diploma, i concerti per i più importanti teatri lirici con le orchestre sinfoniche del Teatro e della Sinfonica Siciliana dirette da Karl Martin e da Donato Renzetti, della Mediterrranea Orkestra e della New Sax Sound, ecc., sempre ricevendo ottime referenze e stima da nomi di altissimo livello. Alle esposizioni segue spesso una conferenza sulla storia del saxofono, un susseguirsi di eventi e storie che riguardano uno strumento particolare con il suono simile alla voce umana e una richiesta di pareri da tutto il mondo grazie ad internet. Diceva Charlie Parker: impara tutto sulla musica e sul tuo strumento, poi dimentica tutto sulla musica e sul tuo strumento e suona ciò che la tua anima detta, non suonare il sassofono, lascia che sia lui a suonare te. Ecco cos’è il sax per me.

Come nasce la collezione

sassofoni mostraA dire il vero io non amavo gli strumenti vecchi e per nulla quelli antichi, allora facevo musica contemporanea colta e suonavo su strumenti moderni e meccanicamente all'avanguardia. Per caso, da un venditore di musica di Venezia, comprai delle partiture originali di Fox-Trot degli anni ‘30 per sole 5.000 lire al pezzo, cominciai a studiarle in maniera filologica, chiedendomi chissà come venivano suonate in quegli anni e chissà se il suono era come il mio. Incontrai a Trapani, ad una Master Class di saxofono, il Maestro Gilberto Monetti che suonava musica dello stesso stile di ciò che stavo studiando su uno strano sax Conn degli anni ‘20, era un C Melody; dalla cena che ne seguì uscii con l’idea di quel suono totalmente diverso dal mio modernissimo sax Buffet e con l’idea di comprarne uno. Pensavo: se suono con lo stile di allora e il suono di uno strumento della stessa epoca, allora avrò centrato la giusta interpretazione dei brani. Seguirono anni di ricerca e di studio, una passione travolgente, una “malattia” per tutti i modelli e le marche, le imboccature, le incisioni, l’evoluzione del saxofono tasto per tasto e vite per vite, i grandi interpreti e le loro registrazioni entrambi, questi ultimi dimenticati da tutti, ormai nell'oblio e nella polvere. Comprai il primo, poi il secondo e così via, sempre alla ricerca del pezzo più prezioso e più raro, sempre in contatto con i collezionisti di tutto il mondo e per primo, il grande Gil “C Melody” Monetti; divenni un accumulatore di cose vecchie del saxofono, del tempo che si rifaceva ai ruggenti anni ‘20 con la sua Saxophone Craze, così si chiamava la moda che infiammò gli Stati Uniti quando il sax era lo strumento più venduto al mondo, quando anche le spose si facevano fotografare con il sax accanto al bouquet; moda imbattibile che cedette il primato alla chitarra negli anni ‘60.

Come sei riuscito a trovare tutti questi sax?

La mia collezione è composta da 63 sassofoni che spaziano dal 1860 al 2011 e da una miriade di parti, libri, registrazioni, 78 giri ed Lp, imboccature e ance, foto e quant’altro riguarda il mondo saxofonistico. Era obbligatorio creare una sorta di fondazione che ho denominato “DeLuxe Saxophone Museum” un museo itinerante per dare la possibilità a chiunque di poter ammirare uno degli strumenti più amati al mondo, sicuramente il più riconoscibile anche al primo ascolto. Cinque strumenti della collezione mi sono dati in concessione da parte di amici e colleghi, pur rimanendone proprietari, tra essi A. Russo, A. Linci Gugliotta, F. Grupposo. In verità la collezione è gestita anche da mio figlio Andrea che sin dalla culla ha avuto un’attenzione particolare per i sax e la loro storia. La maggior parte degli strumenti arriva da collezioni private o da persone che volevano disfarsene, alcuni di essi non comprendevano assolutamente il valore storico di ciò che possedevano, altri alla ricerca di un facile guadagno. Quasi tutti gli strumenti mostravano gli anni di oblio e di usura, alcuni ridotti in veri e propri rottami e altri mancanti di alcune parti, ma tutti hanno una loro storia e una loro unicità.

Quali sono i pezzi di maggior pregio?

sassofoni1Come in tutte le collezioni ci sono i pezzi più rari, quelli più ricercati e quelli con maggior valore e quelli che, a prima analisi, sembrano non avere le prime tre caratteristiche, ma a me interessa il vissuto storico di tutti gli strumenti, professionali o amatoriali, di jazz o classico, immacolati o distrutti che siano. Tra gli strumenti più rari ci sono un Adolphe Sax del 1860, un Grafton in plastica del 1950, due Buffet Crampon del 1887 e del 1905, un Olds del 1940, due Martin Typewriter del 1929, un Couturier del 1861 e un sax basso Rancilio del 1910. Tra quelli di maggior valore rarissimi Selmer M6, M7 un Selmer costruito dalle officine Sax, King, Conn, Buescher, Martin, Holton Rudy Wiedoeft. Ci sono anche dei sassofoni a rullo, ma erano dei giocattoli durante la Saxophone Craze.

Ci sono pezzi legati a storie particolari?

sassofono

Ogni strumentista soffia un pezzo di anima nel proprio strumento, la sua vita, le sue esperienze, ore di studio, concerti, applausi, viaggi, ritorni a casa, chissà! Ed ognuno di essi ha l’odore di sale da concerto, di ore di prove, di sale da ballo, di alcol e altri ancora di fumo intenso di nebbiosi club. Di molti non so chi li abbia suonati, di altri posso immaginare il professionismo di qualche milione di note suonate. Un paio appartenevano a donne sassofoniste e una di loro suonava nella Conn Ladies Orchestra, un ensemble di solo donne come ce n’erano tanti a quei tempi. Un sax baritono Martin del 1929 che era di proprietà della Banda della Polizia di New York, molto probabilmente avrà sentito le arroganti gang di Lucky Luciano. Il primo sassofono giunto a Gangi è quello utilizzato per l’arrivo del “Prefetto di Ferro”, il prefetto Mori che ha segnato la la storia di Gangi.

Cosa trasmette ad ogni visitatore la tua mostra e perché vale la pena visitarla.

La Collezione è stata esposta oltre 13 volte in Italia per Masterclass internazionali, Conservatori di Musica, Enti Pubblici e per il Bicentenario della nascita di Adolphe Sax A a Gangi per “2 Volte 100 SAX”. Chiunque ha visto l’esposizione ha avuto negli occhi un senso di stupore e di fascino trattenendo il respiro. I cosiddetti musicisti del settore, imbambolati nel vedere una tale successione di argenti e ori, luccicanti di madreperle e di ricche incisioni artistiche, ma le esposizioni sono aperte a tutti coloro che amano il bello e il buon gusto, l’originalità e la stravaganza di strumenti che sembrano uguali, ma del quale ognuno nota che sono tutti diversi. I più sensibili notano vibrazioni ed emozioni, immaginano storie a tempo di Charleston e i luoghi di provenienza degli strumenti. Nella sola esposizione di “2 Volte 100 SAX” ci sono stati oltre 1400 visitatori, un grande successo, considerato il fatto che si tratta di una collezione molto particolare.

Racconta un aneddoto legato alla tua mostra.

Ce ne sono tantissimi e tutti diversi, Jean-Marie Londeix, un decano internazionale del saxofono, con stupore alza il pollice in alto e mi sussurra: “Luciano, Bonne chance”. Il Sig. Gaetano Ciuro, vedendo il suo sax di quando era ragazzo con il suo nome scritto sull'espositore esclama piangendo: “Grazie, mi hai fatto felice”, il figlio dopo la sua morte mi raccontò della sua felicità ritornando in Toscana. Due turisti in visita a Gangi si misero a danzare perché avevano trovato un sax che proveniva da Syracuse negli Stati Uniti, la loro città.

 

Albo d’oro della DeLuxe Saxophone Museum

DeLuxe Saxophone Museum

 

La DeLuxe Saxophone Museum è stata pubblicata nei volumi:

“Il saxofono” di Mario Marzi, Zecchini Editore; 

“Strumenti musicali in Sicilia” di Giovanni Paolo Di Stefano (Curatore degli strumenti musicali antichi del Rijksmuseum di Amsterdam) e altri, Regione Siciliana – Cricd Editori;

La DeLuxe Saxophone Museum è stata recensita da:

ANSA, Repubblica, Il Resto del Carlino, Corriere Adriatico, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Il Caleidoscopio delle Madonie, Madonie Express, Radio 101, Il Quotidiano della Calabria, Il Domani, Mondo Bande web site, FE.BA.SI., www.vivienna.it, Giornale del Mediterraneo, Il Petrino.

La DeLuxe Saxophone Museum è stata presentata nella trasmissione in diretta nazionale “Mezzogiorno in famiglia” RAI 2.

La DeLuxe Saxophone Museum è stata allestita per:

F.I.D.A.P.A. alla “Expo di strumenti musicali antichi” (ago. 2007);
Comune di Polizzi Generosa, Assessorato alla Cultura per la Rassegna “Ars cibi” (dic. 2007);
A.F.A.M. Conservatorio Statale di Musica “G. B. Pergolesi” di Fermo al XIV Stage Internazionale del Sassofono (dic. 2008);
A.F.A.M. Conservatorio Statale di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza (mag. 2009);
Rassegna di Musica Bandistica “Bande Sonore” ( ott. 2010);
Rassegna Novantanni in Musica di Valledolmo (nov. 2012);
1^ Masterclass del sassofono a Bivona: (giu. 2013);
2 volte100 Sax per il bicentenario della nascita di Adolphe Sax: (lug. – dic. 2014);
A.F.A.M. Conservatorio Statale di Musica “V. Bellini” di Palermo (mag. 2015);
Comune di Troina (lug.-ago. 2015);
A.F.A.M. Conservatorio Statale di Musica “A. Scontrino” di Trapani (ott. 2015);
2^ Masterclass Internazionale del sassofono ad Alessandria della Rocca (dic. 2016);

DeLuxe Saxophone Museum è riconosciuta internazionalmente dai Musei degli Strumenti Musicali, da una lunga lista di collezionisti e da riparatori e restauratori di saxofoni d’epoca di tutto il mondo.

 

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