facsimile scheda elettorale elezioni regionali

Le tendenze politiche elettorali nelle Madonie nei primi anni del XX secolo tra intimidazioni e fatti singolari.

In 10 comuni delle Madonie su 14, nelle elezioni del 1914, si era avuta l'affermazione dei "popolari", tra i quali c’era una forte componente socialista. Con questi si erano schierati la maggioranza del corpo elettorale di Alimena, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Cefalù, S. Mauro, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana. Alle forze costituzionali erano andati Petralia Sottana, Bompietro, Lascari, Pollina.
Questi risultati si ponevano in uno scenario storico che aveva visto in Sicilia (come nel resto d'Italia) l'avanzata delle sinistre. Guardando ai risultati delle ultime 5 elezioni politiche ciò era tangibile. Esse erano passate dal 6,2% del 1897 al 38,5% del 1913. I radicali (il PR era schierato in seno al blocco popolare vincente in quegli anni) avevano ottenuto nel 1909 il 12% ed il 10% nel 1913 in tutta l'Italia, mentre in Sicilia avevano una consistente roccaforte (11,2% nel 1909 e 18,5% nel 1913). Se poi ci aggiungiamo che facevano parte dei governi nazionali, è facile comprenderne il seguito che ebbero anche a Gangi, particolarmente attenta a questo particolare, data la struttura fortemente clientelare del suo elettorato. In aumento, in Sicilia, erano anche le forze socialiste (3% nel 1897) a livello complessivo, e più specificatamente la forza politica socialriformista nata da poco (11,2% nelle politiche del 1913).

Nel 1921, il voto in 4 Comuni delle Alte Madonie fu favorevole alla lista dell’Unione Nazionale, patrocinata dai liberali di Orlando. Ad Alimena, Gangi, Pollina (dove si ebbe un consenso plebiscitario), Petralia Soprana la lista “bandiera” ottenne infatti la maggioranza assoluta dei suffragi. Le uniche varianti erano costituite da Sottana (dove si registrò la vittoria del candidato locale Pucci, presentatosi nelle fila degli agrari) e Polizzi, paese che appoggiò in gran parte la candidatura di Rampolla, schieratosi con il PPI.

Questi due casi ci mostrano, insieme agli altri di natura opposta, per ben altre ragioni, come il seguito clientelare e le motivazioni opportunistiche determinassero gli orientamenti dell’elettorato di questi centri, a discapito delle opzioni ideologiche e del voto di opinione, componenti quest’ultime “ultra-mondane”, inconcepibili per gli elettori di questo ambito territoriale.

Inoltre, questo era nient’altro che il prodromo di quello che si sarebbe verificato a Gangi e dintorni nel secondo dopoguerra quando, specie nel centro ora citato, “i governativi” (che saranno costituiti in modo pressoché esclusivo dalla DC) avranno delle percentuali di suffragi simili a quelle avutesi nell’ultimo scorcio dell’età liberale. Nelle elezioni del 1921, nei paesi su citati, le più alte medie di votanti si registrarono a Petralia Sottana ed a Pollina. Negli altri Comuni esse furono medio-basse.
Alla vittoria del blocco orlandiano e giolittiano, fece da contraltare, da contrappeso la debacle dei “democratici” finocchiariani. Questo era un dato non solo madonita ma anche regionale e nazionale. Una certa capacità di tenuta, anche se il raffronto con il numero dei consensi ottenuti nelle elezioni precedenti risultava chiaramente negativo, in termini molto relativi, i nittiani la mostrarono a Gangi, dove riuscirono a prendere 174 voti contro, ad esempio, i 22 voti di Soprana o gli 0 di Pollina. In buona sostanza l’asse politico locale (Gangi e Madonie) e nazionale si stava spostando progressivamente sempre più a destra. Quella situazione provocò le dimissioni del barone di Rainò, convinto assertore dei democratici (per fini opportunistici) dalla carica di sindaco, anche se rimase come fautore della maggioranza consiliare insieme all’altro capo-clientela Sgadari.
L’Amministrazione Virga, invece, si richiamò a quella vincente e fu formata una nuova Giunta la cui componente peculiare fu quella agraria. Il partito degli agrari che aveva dei fautori e fondatori di primo piano nelle Madonie, entrando nell’ottica governativa e rappresentando meglio gli interessi del baronato e dell’Alta Borghesia e lo spostamento generale verso destra (l’estrema), trovò Sgadari (ex-democratico), Virga ed altri notabili come suoi decisi assertori. Componenti finocchiariane, popolari ed agrarie confluiranno nel 1924 nel listone fascista. Nelle politiche di quell'anno il fascismo ottenne dei consensi plebiscitari in tutti i Comuni delle Alte Madonie. Il clima intimidatorio ai danni delle opposizioni portò, contribuì a determinare la vittoria fascista che praticamente non ebbe nessun ostacolo sulla sua strada. A riprova delle violenze e delle intimidazioni dei fascisti, per avere la meglio sugli avversari, durante la campagna elettorale per le politiche del 1924, Giacomo Matteotti, leader del partito socialista unitario (cui per qualche tempo aderì il boss Milletarì A. che sollecitò l’apertura di una sezione locale che fu attiva per qualche tempo a Gangi), denunciò alcuni fatti singolari, indicativi del grado di libertà del voto di quel tempo in alcuni Comuni madoniti.

A Polizzi “il professor Rampolla nativo di quel paese non (ricevette) alcun voto ed a Bompietro le nuove liste di opposizione non ricevettero alcun voto”. A Gangi, inizialmente, vi fu come nel resto dei paesi madoniti, “un divampare di aspi-razioni e di desideri” da parte di vari notabili che aspiravano a candidarsi al Parlamento nazionale. Scriveva allora il Sottoprefetto, nel marzo, in relazione al prossimo svolgimento delle amministrative del 1925, che vedeva l’infrangersi degli accordi precari tra diversi notabili locali che avevano appoggiato la lista liberal-fascista di Orlando nelle politiche del 1924: “La situazione locale mutò non appena si parlò di collegio uninominale. L’accordo piuttosto fittizio preesistente andò in fumo. Vi furono delle riunioni e fra alcuni maggiorenti si presero accordi per sollecitare l’elezione con una sindacatura del barone Sgadari”. Vi furono anche altre riunioni che facevano capo a chi dissentiva da tale sindacatura. L’esito di quello scontro lo conosciamo. Del clima di intimidazioni che portò alla vittoria dei fascisti nelle amministrative del 1925 abbiamo già detto. Ci fu, pare, proprio in quest'ultima occasione, il salto sul carro dei vincitori di qualche tradizionale oppositore del neo sindaco Sgadari (era il caso del boss don A. Milletarì). Alle amministrative di quell’anno, a Gangi, votarono 2870 elettori su 5761 e come testimonia un comunicato prefettizio al Ministero dell’Interno, la “Lista fascista conquistò maggioranza et minoranza”. Inoltre, ritornando alle politiche del 1924, alla vittoria plebiscitaria del fascismo (che ottenne l’80% ad Alimena, l’88,5% a Gangi ed il 100% a Bompietro), fece da contrappeso l’8,7% (188 voti su 2160 validi) della “democrazia sociale”, un livello elettorale basso, ma senza dubbio più elevato rispetto a quello ottenuto dalle liste non fascista ed antifasciste degli altri Comuni madoniti citati.

Quindi, per concludere, diciamo che le tendenze politiche maggioritarie manifestatesi a Gangi vedevano uno spostamento progressivo, una oscillazione del pendolo che partendo da una posizione conservatrice nel 1909-1910, che faceva capo ai democratico-costituzionali (rappresentata dal baronato locale e dal deputato Rossi), andava verso sinistra, con la vittoria socialriformista del periodo 1913-1920, alle provinciali, alle amministrative. Il pendolo nel 1920 riprendeva ad oscillare in senso contrario, passando per il centro (alle amministrative del 1920, con la vittoria del PPI, ed alle politiche del 1919) per poi, in linea con quanto succedeva a livello nazionale, continuare a spostarsi vero l’estrema destra (amministrazione agraria del 1921-1923, e vittoria del listone fascista nel 1924 e nel 1925).

 

Tratto da

“Società e potere mafioso nella Gangi liberale e fascista” – Mario Siragusa e Giuseppina Seminara – Edizioni Progetto Gangi - 1995

0
0
0
s2sdefault