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Frate Umile da Petralia Soprana - Crocifisso, Chiesa Madre Petralia Soprana
Frate Umile da Petralia Soprana - Crocifisso, Chiesa Madre Petralia Soprana

“I crocifissi di Frate Umile e Frate Innocenzo da Petralia e dei loro seguaci” è il titolo dell’ampia opera che uscirà nelle librerie nei prossimi mesi con fotografie di Salvatore Brancati e testi e didascalie di Giuseppe Fazio.

L’opera verrà introdotta da scritti del ministro provinciale Ofm di Sicilia, fra Alberto Marangolo, del vicario della provincia religiosa Salernitana - Lucana, fra Domenico Marcigliano Ofm, di Teresa Pugliatti, del sottoscritto e di Giuseppe Fazio stesso.
In appendice si leggerà il saggio di mons. Alejandro Cifres, responsabile dell’Archivio della Congregazione per la dottrina della fede, e di altri ricercatori.
Il volume nasce dalla mia grande passione per i crocifissi da quando ho iniziato a fotografare e per quelli di frate Umile che ho iniziato a ritrarre, quindici anni fa, nel 2004, a Chiaramonte Gulfi e a Randazzo.

Autore Ignoto - Crocifisso - Galati Mamertino (Me), chiesa di S. Caterina
Autore Ignoto - Crocifisso - Galati Mamertino (Me), chiesa di S. Caterina

In seguito sono rimasto affascinato dai racconti delle vite di Frate Umile da Petralia Soprana e Frate Innocenzo da Petralia Sottana; mi impressionava il fatto che questi due frati, nei primi decenni del Seicento, si spostavano da un convento ad un altro, in ogni parte della Sicilia e oltre, riuscendo a realizzare, come si racconta, un crocifisso in otto o nove giorni (sei o sette per scolpirlo e due per colorarlo). Nello stesso tempo da bravi falegnami, quali erano, realizzavano tutto quanto serviva in convento: altari, mobilio, tavoli, banchi, sedie etc., ricevendone in cambio solo un paio di sacchi di farina che portavano al convento di appartenenza e in piccola parte in famiglia.
Ambedue nati all’inizio del Seicento, non vissero a lungo: infatti meditando la Passione di Cristo, lavoravano a digiuno, pregando, e si racconta anche messi in ginocchio.
Frate Umile, al secolo Giovanni Francesco Pintorno, nacque a Petralia Soprana tra la fine del 1600 e l'inizio del 1601.

Nell'età giovanile Francesco apprese il mestiere nella bottega del padre, buon artigiano, autore di manufatti a Petralia e nel centro dell’isola; qui lavorò fino all’età di undici anni, età in cui si pensa che possa essersi spostato in una bottega di scultore a Palermo per perfezionarsi in quest’arte. Nel 1616 fa ritorno a Petralia a causa della morte del padre, e successivamente maturerà la sua vocazione religiosa. Rifiutato il matrimonio combinatogli dai parenti, sentendo sempre più la vocazione, trovò rifugio nel Convento dei Francescani in Petralia, dove però non venne accettato. Fuggito alla volta di Palermo, si recò nel convento di Santa Maria di Gesù dove, nel novembre del 1619, venne accettato ed entrò a far parte dell'Ordine dei Francescani con il nome di Frate Umile da Petralia Soprana. A Palermo, successivamente, diresse presso il convento di Sant’Antonino la scuola di scultura.
L’unica guida per capire quale fosse la personalità di Frate Umile è quella del francescano Fra Pietro Tognoletto, che ne scrisse la biografia, circa cinquant’anni dopo la sua morte, avvalendosi della testimonianza di quanti erano venuti a contatto col santo frate.

Frate Innocenzo (attr.) - Crocifisso - Mistretta, chiesa S. Maria di Gesù
Frate Innocenzo (attr.) - Crocifisso - Mistretta, chiesa S. Maria di Gesù

Fra’ Umile ci viene descritto come perfetto religioso francescano che viveva intensamente il Vangelo; egli dedicava molto tempo alla preghiera, alla penitenza e al digiuno, e in contemporanea dedicava il suo tempo all’attività artistica che, da come la conduceva, altro non era che vera e propria meditazione. Si racconta, infatti, che il frate scultore, scolpiva i suoi crocifissi in ginocchio, in pieno isolamento, dopo aver meditato le sofferenze della Passione di Gesù Cristo.
Il Corpo del Cristo, realizzato in legno e a grandezza d’uomo, è perfettamente proporzionato, l'anatomia è studiata in tutti i particolari. Interessante è la coloritura e la lavorazione del sangue: oltre a quello in rilievo proveniente in maniera vistosa dalla ferita del costato, l'artista pone particolare attenzione nel dipingere le gocce nelle varie tonalità di rosso. Alcune spine della corona si conficcano nella fronte, nel sopracciglio e persino nella spalla. In modo reale sono realizzate le vene, grazie a spago poi stuccato e infine colorato.

Particolarmente interessante è la realizzazione del volto di Cristo dall’espressione altamente drammatica, così prevedevano le norme dettate dalla Controriforma.
Il Concilio di Trento raccomandava infatti che: « la figura di Cristo venga rappresentata afflitta, sanguinante vilipesa, con la pelle lacerata, quasi sgradevole al vedersi» in modo da suscitare sentimenti di pietà e di devozione, facendo leva sulla compassione umana e sulla misericordia di fronte alla sofferenza e al dolore.
Il 9 febbraio del 1639, a soli 38 anni di età, Frate Umile da Petralia rendeva l’anima a Dio e verrà ricordato non solo per le meravigliose testimonianze lasciate dal punto di vista artistico, ma anche per quelle lasciate dal punto di vista spirituale.

Frate Innocenzo - Crocifisso - Mdina (Malta), Cattedrale S. Pietro e Paolo
Frate Innocenzo - Crocifisso - Mdina (Malta), Cattedrale S. Pietro e Paolo

Le ricerche degli ultimi anni fatte in collaborazione, in una prima fase con gli esperti Felice Dell’Utri e Lillo Brunetto, e dopo con il professore Giuseppe Fazio, mi hanno consentito di rivedere alcune attribuzioni di crocifissi che prima del mio intervento risultavano errate, come ad esempio quello di Gangi, chiesa SS. Salvatore, attribuito ora a Fra Benedetto di Petralia Sottana, quello di Galati Mamertino, chiesa di Santa Caterina, quello di Mistretta, chiesa del convento di S. Maria di Gesù, da attribuire a mio parere al solo Frate Innocenzo, quello di La Valletta e di Mdina a Malta (idem), quello di Acicatena, chiesa di S. Antonio da Padova, da attribuire a frate Innocenzo e non a frate Umile, e attribuirgli quello del Santuario di Tindari, crocifisso proveniente dalla chiesa di San Giuseppe a Patti e, prima ancora, quello della chiesa di San Michele a Nicosia. Mentre giustamente quello della Cattedrale andrà attribuito giustamente a Gaspare de Miceli.

Scarsissime e frammentarie sono le notizie sulla biografia di Frate Innocenzo da Petralia Sottana, mentre la sua produzione artistica è stata ampiamente riconosciuta come caratterizzata da uno stile personale e intimo. A.Giuliana Alaimo afferma che al secolo il suo nome fu Giovanni Calabrese. La storiografia successiva tuttavia non ha accolto tale identificazione.
All’inizio degli anni ‘50 fra Damiano Neri nel suo libro sugli scultori francescani siciliani del Seicento ne citava il valore e sottolineava la mancanza di notizie sulla sua esistenza, sul suo nome di nascita e sul fatto che la fama del maestro aveva oscurato a lungo l'opera di Innocenzo.

Nato sulla fine del XVI secolo (forse il 1591), fu religioso appartenente all’ordine dei Frati Minori Osservanti e scultore di crocefissi lignei policromi come il conterraneo, confratello e contemporaneo, fra’ Umile da Petralia.

Frate Umile da Petralia Soprana - Crocifisso - Nicosia, Chiesa di S. Michele
Frate Umile da Petralia Soprana - Crocifisso - Nicosia, Chiesa di S. Michele

In effetti nell’area delle Madonie, all’inizio del XVII secolo, era fiorente l’attività dell’intaglio del legno che produsse numerose manifestazioni artistiche di rilievo come la produzione della famiglia di scultori dei Li Volsi originari di Nicosia. I rapporti artistici di fra’ Umile e di fra’ Innocenzo non sono al momento chiari, anche se, secondo scritti di poco posteriori, Innocenzo era allievo di Umile.
Altre fonti riferiscono che i due confratelli erano allievi nello stesso periodo del padre di frate Umile, quel Giovan Tommaso Pintorno, originario di Geraci e molto attivo, come già scritto, nelle due Petralie e in alcune città vicine dell’isola come faber lignarius. Le attività artistiche dei due scultori sono riferibili ad un unico modello iconografico: l’immagine di Cristo crocefisso caratterizzata da grande drammaticità per lo grande slancio dato alle ferite, ai lividi ed al sangue, all’espressione del dolore. Un modello artistico che quindi deve intendersi sopra ordinato all’opera dei due scultori e derivante soprattutto dalla cultura spagnoleggiante prevalente nella Sicilia seicentesca, dalle direttive culturali espresse dalla Controriforma e dai temi iconografici prediletti dai francescani sin dal Medioevo.

In definitiva, pur con differenze, esiste una continuità stilistica fra i due francescani, tra i quali dovette esistere un rapporto di conoscenza e di comunanza artistica.
Frate Innocenzo, al contrario di Umile, lasciò la Sicilia e operò a lungo, nel quarto decennio del secolo, soprattutto nelle Marche ed in Umbria, in luoghi dove probabilmente risiedette per un tempo determinato, anche se, a partire dal 1637, produsse molte opere a Roma, nel convento di San Francesco a Ripa, per le varie committenze francescane dell’Italia centrale. Due crocifissi si trovano (come già scritto) a Malta, il primo a La Valletta e il secondo a Mdina, un altro, un altro commissionato da padre Bernardo, superiore provinciale dei frati minori di S. Francesco a Ripa, che lo donò a suo nipote Domenico Jacomelli, e collocato più tardi nella cappella patronale della chiesa di S. Maria Maddalena a Porretta Terme (Marcello Oretti, che lo segnala nel XVIII secolo, ricorda come esso "fu fatto a Roma a S. Francesco a Ripa da fra' Innocenzo Petraglìa in Sicilia laico osservante riformato" ed uno, opera di Frate Umile, si trova in Spagna a Tortosa (Tarragona)

Frate Innocenzo - Crocifisso, disegno a mano realizzato dal Frate
Frate Innocenzo - Crocifisso, disegno a mano realizzato dal Frate

Nel 1637, a Roma, scolpì come già scritto, un crocifisso di notevole bellezza che venne rifiutato per l’eccessiva crudezza del realismo e finì con l’essere donato alla chiesa parrocchiale di Porretta Terme a Bologna. L’opera di Innocenzo si distingue, infatti, per la resa particolarmente realistica delle ferite da cui sgorgano fiotti di sangue, accentuando il pathos complessivo dell’opera. Per questo motivo e per l’invidia del clero i fedeli preferivano frequentare, maggiormente, le chiese che possedevano questo drammatico tipo di crocifisso, ritenuto tra l’altro miracoloso.
Frate Innocenzo fu denunciato e subì, per questo motivo, un processo dalla Santa Inquisizione, che produsse per qualche tempo un veto alla sua attività, che poi gli fu revocato al patto che egli riducesse i copiosi sanguinamenti dal corpo del Cristo crocifisso. Egli si difenderà presentando anche un disegno tipo delle sue opere; si giustificherà anche dicendo che in Spagna a quei tempi i crocifissi si facevano in questo modo, e chiederà l’annullamento del veto per poter continuare a lavorare e poter mantenersi e vivere dignitosamente.

Nell’ultima parte della sua vita, intorno al 1640, ritornò in Sicilia.
In effetti tornato nell’isola, riprenderà a produrre le opere con le ferite e i sanguinamenti originari, anche se il suo stile si affinerà sempre più - vedi i crocifissi di Ragusa Ibla, di Modica, di Scicli e di Ispica.
A Palermo gli viene attribuito il completamento, mediante la stesura della coloritura, dell’ultimo crocefisso di fra’ Umile nel convento di sant’Antonio, rimasto incompleto per la morte del confratello avvenuta nel 1639.
Le fonti collocano la sua morte il 20 dicembre 1648 a Palermo.

Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Polizzi Generosa, chiesa S. Girolamo
Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Polizzi Generosa, chiesa S. Girolamo

Pochissime opere di Innocenzo si distaccano dal tema del crocefisso: gli Ecce Homo della chiesa della Madonna di Loreto a Petralia Soprana, ora nella chiesa madre), delle chiesa madre di Furnari (attribuzione non certa), della chiesa del Carmine a Polizzi Generosa e della chiesa di S. Antonio da Padova ad Acicatena (CT) che ricalcano anch’essi un modello di fra Umile, e la Madonna col Bambino nella chiesa del Carmine di Sambuca (originariamente nel convento di sant’Antonio a Palermo) le Immacolate di Enna, di Belpasso e di Petralia Soprana, le Madonne con Bambino di Caltavuturo e Milazzo.

Degni di nota tra i seguaci dei due Frati madoniti i due crocifissi che si trovano a Isnello, del 1625, presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore e quello di Bilici, mirabile crocifisso spirante ligneo, scolpito nel 1638, conservato presso il Santuario di Castel Bilici, a pochi chilometri da Marianopoli.
Molti i crocifissi, opere inedite, di Frate Innocenzo da Petralia Sottana che ho avuto la possibilità di trovare, anche grazie ad una caparbia ricerca in questi ultimi anni, tra essi quelli di Modica, chiesa di S. Anna e San Calogero, Scicli (chiesa di Gesù) Ragusa e Ispica, chiesa del convento dei Frati Minori S. Maria di Gesu e infine, primo tra tutti, quello del Duomo di Ragusa, segnalatomi dal noto studioso restauratore Felice Dell’Utri. Ho trovato anche un crocifisso opera di frate Innocenzo a Trecastagni nella chiesa di Sant’Antonio da Padova.
Mentre per quanto riguarda il Crocifisso vivo o spirante di Milazzo, chiesa della Madonna del Rosario, attribuito da Antonio Cuccia a Gaspare Di Miceli, autore del crocifisso della Cattedrale di Nicosia, e da Rosolino La Mattina a fra Innocenzo da Petralia Sottana, citando ambedue i documenti della commissione dell’opera, escluderei totalmente l’attribuzione al De Miceli fatta dal Cuccia e altrettanto farei per quella del compianto prof. La Mattina, senza nulla togliere alla bellezza dell’opera che è rilevantissima ma non ha similarità con le altre opere dei due crocifissari. Opterei forse per la tesi del prof. La Mattina per la somiglianza delle ferite al costato e nella altre parti del corpo e, anche, per una diversità giustificata dal fatto che egli si cimentava per la prima volta in un crocifisso “vivo”. 
Soltanto da poco tempo, grazie al reperimento di un buon numero di opere a lui riferibili, si è potuta ricostruire con una certa consistenza la figura di un altro frate scultore vissuto nella metà del XVII secolo e appartenente allo stesso Ordine dei Frati Minori Osservanti, Fra' Benedetto da Petralia Sottana, confratello e concittadino di Frate Innocenzo, e continuatore nella sua opera di divulgazionedell'immagine del Cristo Crocifisso secondo il modello devozionale post-tridentino proposta da Frate Umile e dallo stesso Frate Innocenzo.

Frate Innocenzo - Crocifisso - Ispica, chiesa di S. Maria di Gesù
Frate Innocenzo - Crocifisso - Ispica, chiesa di S. Maria di Gesù

La fonte principale per la ricostruzione biografica di Fra' Benedetto è un anonimo manoscritto del 1729 conservato a Roma presso l'Archivio Storico dei Frati Minori e che ha per oggetto la storia e la descrizione del Convento di Santa Maria degli Angeli di Petralia Sottana, fondato nel 1659, e dove Fra Benedetto ha vissuto pare tutta la sua vita da religioso; In tale manoscritto si cita che, nella chiesa del convento, si trovano la commovente statua dell’Ecce Homo e un bel crocifisso scolpiti dal religioso fra’ Benedetto da Petralia Sottana, celebre scultore laico, dalla vita religiosa encomiabile, il quale dopo aver scolpito in altri numerosi conventi molte statue di Cristo durante la Passione e di Santi, venerate con speciale devozione e le due eccellenti statue di San Pietro d'Alcantara, e di San Diego, avendo cominciato a scolpire la statua di S. Anna Madre della Madonna perse la vista e poco dopo morì nello stesso Convento nel 1700, rimanendo nel popolo la convinzione di considerarlo servo di Dio.
Lo studioso palermitano Salvatore Anselmo racconta che , durante le fasi di restauro del Crocifisso proveniente dalla chiesa francescana di Santa Maria di Gesù di Polizzi, oggi nella chiesa di San Girolamo, di un recente fortunoso rinvenimento di un foglietto di pergamena con la firma di Fra’ Benedetto e la data 1675, che ci permette di poter sapere molto sull’interessante sviluppo personale del linguaggio del frate di Petralia Sottana. L’opera polizzana mostra infatti una personalità ormai completamente autonoma e spiccata, in cui il ricordo di Frate Innocenzo e frate Umile è minimo.

Si possono avvicinare alla fase matura di Fra’ Benedetto altre sculture dei paesi dei Nebrodi e delle Madonie e anche altre finora date come opere certe di Frate Umile e a volte prese a modello per la definizione del suo linguaggio. Si tratta del Crocifisso monumentale della chiesa del Salvatore a Gangi e della chiesa di Sant’Antonino martire a Castelbuono, già dei Minori Riformati.

Frate Innocenzo - Crocifisso - Trecastagni, chiesa di S. Antonio
Frate Innocenzo - Crocifisso - Trecastagni, chiesa di S. Antonio

A Frate Benedetto si possono ascrivere il Crocifisso sistemato sull’altare principale nella chiesa di Sant'Antonio Abate, ancora a Polizzi Generosa, il Cristo in croce oggi venerato sul primo altare a sinistra della chiesa Madre di San Fratello, e portato in processione nella processione del Venerdì Santo con la partecipazione dei Giudei di San fratello, già chiesa del convento di Santa Maria di Gesù, dove sul fondo del presbiterio troneggia il Crocifisso di frate Umile, un altro Crocifisso a lui ascrivibile nella Chiesa Madre a Sambuca di Sicilia e uno anche in Calabria, presso la chiesa di Santa Barbara di Taverna, nel catanzarese.
Con la morte di fra’ Benedetto da Petralia Sottana, nel 1700, si chiude il periodo della scultura in legno legata alle famiglie francescane e al culto del Crocifisso “doloroso”; difatti la nuova generazione di frati-scultori, a partire dal cappuccino fra’ Benedetto Valenza e lo scultore gangitano Filippo Quattrocchi, ridurrà il misticismo da questo momento tendente a non urtare la sensibilità dei fedeli.

 

 

 

 

 

Frate Innocenzo - Crocifisso - Milazzo, chiesa Madonna del Rosario
Frate Innocenzo - Crocifisso - Milazzo, chiesa Madonna del Rosario
Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Polizzi Generosa, chiesa S. Girolamo
Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Polizzi Generosa, chiesa S. Girolamo
Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Taverna(Cz), chiesa S. Barbara
Frate Benedetto da Petralia Sottana - Crocifisso - Taverna(Cz), chiesa S. Barbara
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