Scrivere, sapere che dall'altra parte qualcuno leggerà queste parole, dà un senso a molte cose che un senso non avranno mai. Scrivere è un atto egoistico, quasi narcisista, è imprimere un segno, inciderlo sul tempo, graffiare l’intangibile, l’effimero. È una sfida, un sogno che anela di oltrepassare la notte e conoscere la luce.

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Spezza questo cuore
di pietra
e portatene un po'
ti ho cercato nel silenzio
di una notte buia
in ogni scatola di fantasia
in ogni cosa caduta giù
in un ricordo sbiadito
da lacrime salate
forse sei
solo un profumo
una sensazione
lieve
un brivido che corre
lungo la schiena
un risveglio
in delirio
sull'orlo di un precipizio.

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È passato un anno, il vento soffiava come donne che strillano e si strappano i capelli, nudi gli alberi come scheletri crocifissi, il cielo denso, amaro e un odore acre che riempiva la mente e l’anima fino alla nausea, e poi ricordo la mimosa davanti casa stranamente fiorita, ultimo omaggio a colui che le diede la vita.

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Mio nonno diceva sempre che il posto ideale per piantare una vite è laddove il terreno appare scosceso, arduo, ostile a qualsiasi pianta o forma di vita. Perché esattamente come la vita, le radici della vite, nel terreno apparentemente più sterile, andranno in fondo a cercare nutrimento. Volevo che la mia vite avesse un destino diverso per questo l’avrei aiutata a crescere scegliendo per lei il terreno migliore. Ma la mia pianta non attecchiva come avrebbe dovuto, i suoi tralci avvizzivano prima ancora di germogliare e i suoi pampini, accartocciati come cannoli, si sbriciolavano tra le mie mani.

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Ci sono storie che non si raccontano ma che sono incise sulle pietre e che si possono sentire sulla pelle mentre si attraversano le vie del borgo di Petralia Soprana . Non è un luogo per tutti, perché qui i colori del silenzio vestono di nuovi abiti e offrono nuovi sensi in un viaggio a ritroso nei secoli.

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