Ci sono storie che non si raccontano ma che sono incise sulle pietre e che si possono sentire sulla pelle mentre si attraversano le vie del borgo di Petralia Soprana . Non è un luogo per tutti, perché qui i colori del silenzio vestono di nuovi abiti e offrono nuovi sensi in un viaggio a ritroso nei secoli.

La voce taciuta che ha tessuto quella storia che non si scrive è incisa sui volti, sul selciato, si coglie nelle venature delle pietre e sulle rughe dei volti della gente. Nel cuore della Sicilia, a 1147 metri sul livello del mare, Petralia Soprana è la finestra di Dio, da qui la Sicilia si offre allo sguardo come il palmo di una mano che non teme di mostrare i suoi calli, la sua impronta, le sue cicatrici e le sue piaghe. Questo è quello che ha spinto Ruggero I nell’XI sec. a costruire qui i suoi castelli perché da questa finestra la Sicilia si offre in tutta la sua bellezza e contraddizione. I luoghi sono per definizione incontri dove due esseri riconoscono l’unicità del momento, dell’attimo, a Petralia Soprana ogni angolo è un luogo dove cielo e terra, inferno e paradiso si incontrano, in questo scenario, il presente d’incanto, la storia di tutte le storie fatta di fatica, di travaglio, di sacrificio rivive nel vagito di un bimbo che viene al mondo e squarcia il silenzio della morte costruendo speranze e sogni nella anima di una umanità immersa nelle tenebre.

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