autonomia da chi alfiere

In questi giorni si sente parlare di autonomia, indipendenza, statuto speciale.

Non sarà soltanto un atto di vigliaccheria questa presa di distanza? Sembra quasi che una dichiarazione d'indipendenza celi in verità un'ammissione di arrendevolezza nei confronti di uno stato di diritto corrotto. In poche parole, lasciamo affondare la barca che ormai è irrecuperabile e salviamoci (o salvini-amoci) finché possiamo.

Come se bastasse spostare un confine, issare una nuova bandiera o alzare un muro per illudersi che le cose possano cambiare davvero, per lasciar fuori oltre il recinto della "nuova", presunta, nazione la corruzione e il malessere che ci sono e che certamente non possono debellare quattro populisti o nazionalisti del cazzo.

Mi chiedo, ma se sono insoddisfatto che lo stato di diritto non governa a sostegno dello stato sociale, perché devo essere io a fare le valigie? Perché non ci vanno questi corrotti che ci governano a quel paese?

Che poi bisognerebbe capire quale paese li accoglierebbe. Bo.
La nostra celeberrima Sicilia è un esempio in fatto di autonomia. A cosa ha portato questo statuto speciale? Ad avere privilegi in fatto di sanità, strade, scuole e comunicazioni? Non mi sembra. A far arricchire mafie e politicanti, piuttosto. A circoscriverci sotto delle leggi che non hanno mai favorito sviluppo e turismo. Ad autogestirci in un mare di burocrazia e assistenzialismo.
Io sono a favore dell'autonomia, non fraintendetemi.

Vorrei essere autonomo e prendere le distanze da quelle merdose fiction che esaltano mafia e mafiosi in salsa made in sicily. Dalle orrende magliette de Il padrino smerciate come souvenir nei negozietti del centro di Cefalù. Dai fottutissimi stabilimenti balneari che ti vendono un gelato 8 euro solo perché sei straniero e lo lecchi vista mare e poi non trovi un maledetto cestino per buttare il mozzicone di sigaretta. Da questa avvilente politica che se ne frega se qui non è quasi rimasto più nessuno.

Vorrei essere autonomo, come ancora credo di essere, nel decidere io se la mia terra potrà essere veramente la mia casa, il mio piccolo recinto.

Poi c'è la Catalogna. Cultura, lingua, tradizioni diverse dall'altezzosa Spagna. E il virtuoso Veneto che disconosce l'inno di Mameli e sogna la notte di tirare una riga. Spero non di coca.

Forse è nella nostra natura non andare d'accordo gli uni con gli altri e ogniqualvolta le cose non vanno bene ci separiamo e facciamo due partiti, due nazioni, due colori, due squadre. Forse Caino e Abele la sapevano lunga. Oppure no e io avevo veramente visto un film diverso.

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